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Mangiar bene al self-service: Exki!

Da quando sono a dieta dedico quasi ogni sera almeno mezz’ora per preparare il pasto del giorno seguente da portare a lavoro. Non che dalle parti del mio ufficio manchino bar e ristoranti: il centro di Torino offre possibilità ampie da quel punto di vista. Il problema è che la maggior parte dei piatti di qualità serviti nei locali è caratterizzata dalla presenza di ingredienti e condimenti più o meno grassi (non parlo necessariamente di salse e fritti) e la scelta sulle insalate lascia spesso a desiderare.  Da qualche tempo, tuttavia, un paio di colleghi salutisti mi hanno suggerito Exki, nota catena di self-service con sedi a Torino e Milano.

exki

“In ogni momento della giornata, EXKì vi propone ricette originali, preparate con ingredienti naturali, freschi e di qualità. 

EXKì è un modo di essere, di lavorare e, naturalmente, di mangiare: questo fa la differenza e tutti noi di EXKì ci crediamo profondamente.

Benvenuti e buon appetito!”

La descrizione offerta dal sito è dunque una dichiarazione d’intenti più che condivisibile. Ma quanto c’è di vero? Ho voluto verificare di persona, e devo dire di essere rimasta soddisfatta.

exki 2

I locali sono pulitissimi, ordinati e tappezzati di cartelli che aiutano i clienti ad orientarsi. La scelta è piuttosto vasta: primi, torte dolci e salate, antipasti, secondi, verdure, dessert e frullati rinfrescanti. E, naturalmente, le insalate. Tantissime insalate! Fortunatamente, prima della pausa pranzo ho consultato l’elenco dei piatti sul sito, optando da subito per una “Lisbona”: cous cous, insalata mista, cetriolo, pollo grigliato, menta, rucola, limone. Difficile che una semplice insalata mi faccia venire l’acquolina in bocca, ma questa ci è riuscita. Tutti gli ingredienti erano freschissimi e saporiti. Avrei tanto voluto provare qualche altro piatto, magari qualcosa di caldo … ma se ne riparlerà a fine dieta (ammesso che io riesca a finirla …).

insalata

Ed ora veniamo ai costi: devo dire che ero preparata a ben peggio. Per la mia insalatona ho pagato 5,20 euro, meno del costo di un mio ticket restaurant. Nella media con i prezzi di un qualunque bar, ma di qualità decisamente superiore. Sono tornata una seconda volta a distanza di poco, portando con me una collega. Entrambe siamo rimaste nuovamente entusiaste … ma questa volta abbiamo speso 17 euro in due e ne ho dedotto che è sufficiente un piatto di carne o della frutta per far lievitare di molto i prezzi.

Un giorno in Africa: cronaca della mia gita allo Zoom

Il fine settimana passato sono stata allo Zoom, il noto bioparco italiano aperto di recente a Cumiana, in provincia di Torino. La gita era in programma da tempo, stavo solo aspettando il termine della stagione delle piogge. Anche perché: a- il bioparco è ovviamente all’aperto; b- il biglietto non è propriamente economico. 18,50 euro, ma se fate appello al vostro spirito di organizzazione potrete prenotare la visita online con una settimana di anticipo, pagando 14,50. Ne vale la pena? Beh, diciamo che dipende dal vostro amore per gli animali. Per me ne è valsa la pena.

La gita dura circa due ore, a meno che non vogliate soffermarvi più a lungo. Quasi tutti gli habitat sono delimitati da semplici staccionate o, dove possibile, privi di delimitazioni. Le specie ospitate dal bioparco sono tendenzialmente erbivore e, nella maggior parte dei casi, poco pericolose per l’uomo: suricati, pinguini, testuggini, lama, giraffe, struzzi, cammelli, e molte altre. Protagonista incontrastato e idolo dei bambini è il socievolissimo lemure … anche se in realtà dovrei parlare al plurale: catta, mongoz, lemure nero e dal ventre rosso sono le varietà riscontrabili. I lemuri scorrazzano allegramente fra i visitatori, non temono il pubblico e, stando agli avvisi affissi all’ingresso della passerella, hanno la tendenza a “frugare” fra gli effetti personali della gente. Ne avrei adottati volentieri una decina ma, ad essere completamente sincera, gli animali che mi hanno affascinata maggiormente sono le gigantesche testuggini. L’idea che possano camminare sulla Terra per centinaia di anni, la struttura possente, l’atteggiamento placido. Sarei rimasta a fotografarle per tutto il giorno.

Cammello fenicottero Giraffa Impala Lemure Pellicano Pinguini Testuggini-3

L’habitat più interessante è certamente il Serengheti, il cui nome trae ispirazione dall’omonimo Parco Nazionale africano, caratterizzato da una straordinaria biodiversità. La versione torinese offre alloggio a giraffe (tanto vicine da poterne accarezzare il muso stando sulla passerella), zebre, struzzi, gazzelle, impala, struzzi, marabù, antilopi.

Valore aggiunto di non poca importanza, il personale del parco è davvero gentilissimo ed è possibile assistere, nelle varie aree, a racconti e spiegazioni offerti da guide cordiali e preparate. Così è stato anche possibile capire quali sono gli orari migliori per le visite estive: evitate, se possibile, le ore più calde (a meno che non abbiate voglia di “appostarvi” in paziente attesa), perché gli animali, specie quelli più piccoli, cercano ristoro al chiuso o in zone coperte ed ombreggiate. Io ho scelto una visita mattutina e sono riuscita a vedere tutto.

Se poi volete darvi una rinfrescata, prolungando ulteriormente la vostra uscita, potrete trattenervi presso il Bolder Beach (con sovrapprezzo sul biglietto di quattro euro), la piscina aperta del bioparco.

SUSHIKO: fusion restaurant low cost

Sushi, in giapponese antico, significa letteralmente: “cibo che non potrai mai realmente permetterti. Ed ora sciò, va a giocare con i tuoi orribili bastoncini di surimi accostandoli al padiglione auricolare nel vano tentativo di percepire una seppur recondita traccia di mare“. O giù di lì.

La prima volta che mangiai sushi fu a Parigi, in un piccolo ristorante dalle parti di Pere Lachaise. Tergiversai parecchio di fronte all’ingresso del locale: per me, cresciuta a pane e bagna cauda, l’idea di trangugiare pesce crudo era raccapricciante. Mai pregiudizio fu più infondato: già al secondo boccone realizzai che avrei voluto strafocarmene sino ad esplodere. Quasi contestualmente, tuttavia, compresi che per dar seguito al proposito mi sarebbe toccato sequestrare Lapo Elkann e chiedere un riscatto (sempre ammesso che il buon vecchio Alain avesse voglia di scucire migliaia di euro per riavere con sé la rappresentanza scema della famiglia).

Da quel giorno cenai in svariati ristoranti giapponesi ma, fallito il tentativo di sequestro (provateci voi ad inseguire un Suv con una Matiz GPL), dovetti rinuniciare all’assurda pretesa di alzarmi da tavola sazia. Fino allo scorso week-end, quando misi piede per la prima volta da Sushiko. Trattasi di fusion restaurant dotato di Kaitan (l’ormai noto tapis roulant che scorre fra i tavoli trasportando ciotole di cibo), con sedi in tutta Italia. Qui a Crumirolandia, per il momento, ne sono stati recentemente inaugurati due: uno in Torino centro (Via Livorno), l’altro a Rivalta. La formula Infinity prevede che, per soli 9.90 (bevande escluse) si possa perdere ogni parvenza di dignità e trangugiare laqualunque fino ad avere la forza di masticare.

SUSHIKO RIVALTA

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Partiamo dai contro:

  1. folla DISUMANA. Compensata però da una buona organizzazione: il cameriere che ci ha accolti ha comunicato un’attesa di cinque minuti per il tavolo. Guardandomi intorno lo credetti impossibile, perché pareva di stare all’ingresso di San Siro prima di un concerto di Vasco. Ora, non so se si avvalgono di sicari della Yakuza per minacciare i clienti ingordi, ma dopo cinque minuti esatti avevamo il nostro bel tavolino accanto al Kaitan.
  2. il riso del sushi non è proprio perfetto e nei rotolini la quantità di pesce è limitata. Per 9 euri meglio così. M’avessero servito un trancio di salmone da mezzo chilo alla stessa cifra avrei sospettato si trattasse di una nutria pescata dal Po’.
  3. sushi e ravioli al vapore a parte (serviti caldi in una vaporiera di bambù), c’è molto fritto. In compenso, la frutta è fresca (difficile dissimulare lo stato delle fragole). E c’è pure il dolce, quindi non fate gli snob.

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Pro:

  1. 9,90 euro. E’ bene ricordarlo;
  2. personale efficente e cordiale;
  3. è possibile pagare con i ticket restaurant;
  4. niente lavanda gastrica (so che ve lo aspettavate);
  5. potrete trastullarvi rimirando le figlie di papà da borsetta griffata gesticolare con fare compunto … quindi avventarsi sul cibo come orche assassine lasciate due settimane a digiuno. Salvo poi scrivere recensioni ingiuste, che sennò gli amici fighetti pensano male. Ma io vi ho viste, vi siete scassate l’inimmaginabile.

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